Mirella Freni, il ricordo di Leone Magiera

La carriera, le opere e i successi del soprano Mirella Freni nelle parole del maestro modenese
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Mirella Freni è stata cantante dotata di grande musicalità e di voce di straordinaria bellezza. Nel ricordarla non si può non scrivere del precocissimo inizio della sua luminosa parabola artistica.

Vinse a Roma, a nove anni soltanto, il Primo premio al Concorso ENAL, categoria ‘voci grezze’, cantando le difficili arie della Butterfly e della Traviata. Questo ci parla di un talento naturale che aveva già avuto modo di esprimere una propensione fortissima per la musica operistica: già a cinque anni ascoltava e riproduceva con una certa precisione la Pazzia della Lucia di Lammermoor. Era chiaramente una predestinata. Ma nello sviluppo di una cantante come Mirella sono stati fondamentali anche i maestri che l’hanno seguita perfezionandone il talento innato. Fu una fortuna trovare presto un buon insegnante, l’ex baritono Luigi Bertazzoni, un mio prozio. Era stato maestro anche di Arrigo Pola, eccellente tenore modenese che avrebbe poi dato i primi rudimenti tecnici a Luciano Pavarotti. Bertazzoni curò la vocalità di Mirella dai sedici ai diciannove anni, portandola al debutto. Dai 14 ai 19 anni fui accompagnatore pianistico nella classe di Bertazzoni che, pur sfruttando la mia precoce attitudine artistica – lavoravo per lui gratuitamente – mi trasmise la migliore tradizione italiana dell’interpretazione operistica. Mio zio aveva lavorato con tutti i grandi dell’epoca, tra cui Caruso e aveva conosciuto di persona molti grandi compositori. Giovanissimo lavoravo da anni con i cantanti e, ancora con i calzoncini corti, avevo insegnato diverse opere ad Arrigo Pola. Fu inevitabile seguire passo dopo passo lo sviluppo vocale di Mirella che aveva allora una fissità di suoni sugli acuti e una voce considerata “piccola”. Presto iniziammo a tenere concerti assieme, nei paesi del circondario di Modena, molti sponsorizzati dal giornale “L’Unità”. Questa fu la palestra dove allenare i nostri talenti che trasformò anche la nostra amicizia in un legame sentimentale. In qualità di accompagnatore e maestro di spartito, contribuii giornalmente ai continui progressi di Mirella fino al debutto in Carmen nel 1955. Il debutto non fu tuttavia facile. Ero stato invitato, giovanissimo a far parte della Commissione Teatrale. Ero l’unico musicista modenese, mi ero appena diplomato in pianoforte a Parma con la lode, ero molto stimato ed era nota la mia frequentazione con i cantanti. Proposi il debutto di Mirella nella Carmen, vantandone le qualità e sottolineando l’opportunità di incoraggiare un talento locale. L’indimenticato Sindaco Rubes Triva impose una votazione segreta su più nomi, da cui io mi esclusi per un evidente conflitto d’interesse. I componenti la Commissione votarono all’unanimità il nome di Mirella.

Dopo il debutto a Modena seguirono anni difficili, anni di mancanza di lavoro, di speranze deluse. Continuavamo però a studiare, io mi specializzavo in canto didattico, composizione, avevo iniziato a dirigere. La vincita di Mirella del primo premio a Concorso Viotti nel 1957 ci incoraggiò a non mollare.

Alla scomparsa di Bertazzoni toccò a me ereditarne gli insegnamenti e seguii per oltre vent’anni la progressiva affermazione della Freni nella quadruplice veste di marito, insegnante, pianista e spesso anche direttore d’orchestra.

Non credo che chi ascolti la perfezione di un grande cantante possa immaginare il tempo passato a provare e riprovare un passaggio, a mettere a mente un’intera opera. Per fare questo è necessaria una disciplina quotidiana e una salda guida musicale che permetta poi, giunti a contatto con il direttore e l’orchestra, una grande sicurezza vocale e musicale. Insomma, non basta la voce! Le nostre giornate erano scandite dalla ricerca continua di un piccolo miglioramento, di una nuova idea interpretativa, io nel mio ambito, con Mirella per l’opera. Per circa un anno furono fondamentali le lezioni di Ettore Campogalliani a cui partecipava anche Luciano Pavarotti che intanto si era inserito in questo nostro work in progress.

Non ne eravamo consapevoli, ma si stava consolidando allora la scuola di canto modenese.

Grazie ad una improvvisa sostituzione, Mirella debuttò, senza prove, al teatro Duse di Bologna, in quello che doveva diventare il suo ruolo più celebre: Mimì.

Fu notata dal maestro Peter Maag che la invitò al Teatro Nazionale di Amsterdam dove Mirella si mise in luce debuttando diverse opere fra cui Falstaff di Verdi e Margherita nel Faust di Gounod. Al Festival di Glyndebourne e al Covent Garden di Londra fu scritturata per ruoli mozartiani, Zerlina, Susanna, sotto la direzione di Carlo Maria Giulini e George Solti. Fu allora che Mirella divenne veramente padrona della tecnica del canto legato e della proiezione della voce nelle cavità superiori del cranio, le fosse nasali e frontali, oltre che del controllo assoluto del fiato.

A nostra insaputa anche Herbert von Karajan la teneva d’occhio e nel 1961 debuttò nella storica edizione della Bohème alla Scala. Mirella era pronta per questo grande incontro. Avevamo studiato insieme il ruolo di Mimì da sempre. Perciò l’incontro fu assolutamente felice perché Mirella era in grado di rispondere perfettamente alle richieste artistiche del grande direttore.

Lo spettacolo fece il giro del mondo. E più volte fece il giro del mondo anche Mirella, ricercata dai più grandi teatri e dai più grandi registi. Divenne ospite fissa alla Scala, al Metropolitan, al Covent Garden e all’Opera di Vienna.

Un’altra importante svolta fu la ripetuta partecipazione al Festival di Salisburgo, con nuovi ruoli verdiani come Desdemona nell’Otello ed Elisabetta nel Don Carlo.

Lavorammo a lungo su questo nuovo repertorio, provando e riprovando a superare le difficoltà della scrittura verdiana, sicuri che la guida musicale del grande direttore avrebbe dato risultati magnifici. E così fu.

Dopo questi ruoli, continuò il suo percorso di lirico spinto anche con Manon di Puccini- era già stata Manon di Massenet, Adriana Lecouvreur, Fedora, Dama di Picche, Eugenio Oniegin e Pulzella d’Orleans.

Concluse la sua carriera nel teatro dove aveva debuttato, il Comunale di Modena, con una commovente e indimenticabile serata nella quale dimostrò, alle soglie dei settant’anni, di essere ancora in possesso di una voce fresca e potente. E concluse con l’insegnamento una carriera favolosa, della quale restano moltissime registrazioni.

Alla fine di questo ricordo, rimane in me ancora viva l’emozione per aver vissuto con lei anni entusiasmanti ed indimenticabili.